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Il sacrificio del cervo sacro, di Yorgos Lanthimos

Yorgos Lanthimos
cinema, recensione il sacrificio del cervo sacro


– Il mito


Il fondamento de il sacrificio del cervo sacro  si trova nel mito di Ifigenia.
E nel suo sacrificio.
Agamennone, padre di ifigenia, uccide vantandosi un cervo sacro ad Artemide. E il suo vanto lo porta e sentirsi anche superiore alla dea.
In collera per l’accaduto, Artemide vuole che sia sacrificata la cosa più bella e importante di Agamennone. Ifigenia.
Tutto è pronto per il rito.
Nel momento in cui tutto sta per consumarsi, Artemide risparmia Ifigenia e sull’altare compare un piccolo corpo di cervo
.

– Il film

Steven è un ricco cardiologo di grande fama.
Ha una bella casa, una famiglia con due figli e una bella moglie, anche lei medico.
Frequenta da qualche tempo Martin, un ragazzo misterioso e problematico che si capirà essere figlio di un suo paziente morto durante un’operazione.
Da questo rapporto cominciano ad accadere fatti inspiegabili, oscuri e spaventosi.
I due figli di Steven annunciano di non sentirsi bene, smettono di mangiare e non riescono più a camminare.
Nemmeno la forza della scienza – alla quale Steven appare legato indissolubilmente – riesce a dare spiegazioni.
In un incontro tra il medico e Martin, si capisce che la morte del padre del ragazzo è stata causata da Steven e dalla sua fallimentare operazione chirurgica, perché ubriaco – fatto che non viene rimosso del tutto dal profondo di Steven, nonostante i probabili sforzi –
Sarà Martin a spiegare che le condizioni dei figli – e di tutta la famiglia di Steven – sono costrette a peggiorare fino alla loro morte.
Solo quando Steven avrà deciso chi sacrificare della sua famiglia la situazione potrà spezzarsi e risolversi.

L’opera di Yorgos Lanthimos non fa sconti a nessuno.
E’ bellissima.
Profonda e spaventosa.
Apparentemente, il regista greco sembra strizzare l’occhio a Kubrick più di una volta – le lunghe carrellate negli interni dell’ospedale, i dettagli a macchina fissa –
Al contrario, Lanthimos fa sua l’esperienza kubrickiana e del mito greco stesso.
Sotto la veste di un thriller magnifico e totalmente personale.

Macchia l’occhio dello spettatore con temi come il senso di colpa, la vita vuota della borghesia e dei suoi componenti, la spinta verso l’oltre – quella “tracotanza” di cui ci parla proprio Euripide nelle sue tragedie, quella spinta ad andare oltre di Agamennone e comunque di tutti gli uomini che, di fronte alle lusinghe del potere, fanno scomparire ogni pensiero etico.
Fino ad accettare di sacrificare chi hanno di più caro.
Nemmeno le espressioni di Anna, la moglie di Steven – interpretata da Nicole Kidman – fanno sconti a nessuno. Inquietanti ai limiti del disturbante.
Colin Farrell, bravissimo e cupo, che gira su stesso bendato e armato di fucile è impressionante.
Da brividi e magnifica, la scena iniziale.
Lanthimos dirige perfettamente attori e non sbaglia una inquadratura.
Alzando l’asticella  del cinema come in pochissimi possono fare.

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