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“Rams – Storia di due fratelli e otto pecore”, di Grimur Hàkonarson

Grímur Hákonarson

"Rams - Storia di due fratelli e otto pecore" (2015)

“Rams – Storia di due fratelli e otto pecore”
Premiato nella categoria Un Certain Regard, al festival di Cannes.
Primo film islandese ad aggiudicarsi questo premio.

Titolo originale islandese “Hrutar”

Gummi e Kiddi sono fratelli, pastori in una valle dell’Islanda.
Vivono nella loro casa, l’uno accanto all’altro, con le loro pecore di razza e non si parlano da 40 anni.
Un giorno Gummi scopre che alcun pecore hanno contratto la scrapie e subito interviene la autorità veterinaria, che li obbligherà ad abbattere tutti i greggi di pecore.
Per tutti è un trauma fortissimo, Kiddi da ubriaco fa ricadere la colpa sul fratello Gummi che riesce, di nascosto, a salvare otto pecore del gregge nascondendole in cantina.
Il tempo trascorre fino all’arrivo dell’inverno, quando per caso Kiddi e i veterinari scoprono il segreto del fratello.
I due uomini sono costretti a rimettere mano al loro rapporto trafitto da tanti anni per soccorrere il piccolo gregge fino all’altipiano lontano dal villaggio, rischiando la vita in una tormenta di neve.

Di produzione islandese, il regista Grímur Hákonarson (classe 1977) scrive, dirige e regala al pubblico un film intimo, intelligente e bello.
In “Rams”, ricostruisce la vita isolata dei pastori islandesi che si rispecchia con il bianco della neve e il grigio del cielo degli spazi aperti e con colori verdi, rosso, marrone degli interni delle case.
La lentezza del film è solo di superficie, accadono poche cose proprio perché è una storia semplice.
In superficie.
Si prova simpatia e tenerezza per i due fratelli dallo sguardo malinconico e questo avviene attraverso una fase di sviluppo della narrazione, passando da tratti di commedia fino al finale drammatico e claustrofobico.
La storia è propria di due pastori che non si arrendono alla malvagità del mondo – la malattia delle pecore e l’autorità veterinaria boriosa -, un mondo che si spalanca con violenza sul loro villaggio.
Ma è anche un racconto esistenziale, dove spicca la fatica di Gummi e Kiddi per ricongiungersi e una apologia sul rapporto buono tra uomo e animale.
Hákonarson riflette su temi come il trauma della perdita – di un rapporto, di un lavoro, di un’abitudine buona – e delle scelte sottoposte al dolore.
Bravi i due attori che rendono intenso il loro reciproco risentimento, la cura del proprio corpo e delle proprie barbe, l’amore per le pecore.
Film bello e assolutamente insolito – incredibile la scena in cui Gummi improvvisa usando il suo trattore come una ambulanza caricando nella pala suo fratello soffferente –  drammatico nel bellissimo finale, profondo.

Grimur Hàkonarson

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