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“Poetry” di Lee Chang-dong

"Poetry" (2010)

Lee Chang-dong

La poesia è un percorso che se intrapreso pone leggerezza nell’animo di chi scrive.
A occhi aperti verso il mondo delle cose che appare degno di bellezza, tramite la poesia.
La poesia ha anche una sfera in cui si rappresenta non solo nell’interiorità del poeta bensì anche nell’esteriorità.
In Poetry, “Il corpo pulito rende la mente pulita” dice Yang Mi-ja, al proprio nipote.

Yang Mi-ja è una signora di sessantacinque anni che decide di passare qualche ora a un corso di poesia.
Il resto del tempo lo trascorre accudendo il nipote che si macchia di un crimine orrendo e facendo servizi in casa di un signore disabile.
Per l’atto del nipote, la signora Yang ne resta sconvolta.
Proprio quel mondo che le piacerebbe descrivere in una poesia che non riesce a scrivere – lei adora i fiori e il canto degli uccelli, le susine sugli alberi e appena cadute su un sentiero di campagna – si rivela duro e doloroso, cosparso di personaggi legati al denaro che credono capace di risolvere gli errori – e gli orrori –  dei propri figli, macchiati anche loro di un crimine infausto.
Tuttavia, Mi-ja sembra non arrendersi, sempre ordinata e raffinata nel vestire abiti leggeri e fioriti, educata con il prossimo e sorpresa-sospesa dalla forza della poesia che sente dentro.
Con un gesto estremo, finirà per procurarsi i soldi necessari – l’idea bieca proviene dai genitori dei ragazzi accusati dalla polizia di stupro, al fine di raccogliere un’ingente somma di denaro per corrompere la madre della vittima e mettere a tacere la stampa – ma, resistendo d’animo, avrà la prima vera occasione di comporre una poesia.

Per Lee Chang dong, scrivendo e girando “Poetry”, la poesia è una ricerca di leggerezza d’animo, oltre che di bellezza.
Il poeta è un personaggio ordinato e predisposto per il prossimo, la poesia è leggere le cose con occhi semplici.
“La poesia è intrappolata da qualche parte dentro di noi, sempre”.
In “Poetry”, Mi-ja affronta l’inizio della sua malattia – quella più terribile per che ama la scrittura in versi, una demenza senile che annerisce la memoria – ancora con la ricerca della poesia, che sospende i dolori fisici, li sposta da una parte, di lato, ma che non può cancellare.
In un mondo dove gli uomini hanno il sorriso pronto sulle labbra ma sono crudeli un attimo dopo, un mondo dove il denaro leviga le ferite e, solo in apparenza, cancella i lividi.

“Poetry” è un film intimo, sgradevole magari in certe scene, e compensato dalla grande prova di Yoon Jeong-hee, una donna intrappolata tra il dolore del mondo – quello per il nipote – e la volontà costante di guarirlo con le parole – i corsi di poesia, i piccoli versi che si annota su un libretto.
Opera piena di colori e intenti raffinati, spesso girata con la telecamera a spalla, Lee Chang-dong sfiora appena il suo personaggio con un intento di ripresa semplice e realistico e immagini luminose, lo lascia muoversi, producendo un moto in più di vita a un personaggio già molto vivo e colto nell’animo.
Da vedere, assolutamente, almeno una volta nella vita.

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