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L’odore della notte, Claudio Caligari

L'odore della notte (1998)

L’odore della notte

Remo Guerra – Valerio Mastandrea
Maurizio Leggeri – Marco Giallini
Marco il Rozzo Lorusso – Emanuel Bevilacqua
Roberto  – Giorgio Tirabassi

L’odore della notte si svolge durante la fine degli anni ’70 e l’inizio degli ’80.
Remo è un poliziotto – di giorno – e di notte si dedica con convinzione alle rapine.
Le vittime sono solo esponenti della ricca borghesia di Roma, vengono minacciate e picchiate, mai uccise.
I compagni di “lavoro” sono Maurizio e Roberto, che presto lascerà il gruppo.
Al suo posto entra Marco detto “Il Rozzo”.
Ognuno dei tre banditi ha la sua ragione di rapinare, oltre che per il denaro denominatore comune.
Maurizio entra e  esce dal gruppo, gli piace la bella vita dopo aver messo da parte il suo gruzzolo.
Il Rozzo è un criminale nato, la vita da bandito lo rappresenta in tutto e per tutto.
Remo è l’unica anima che tenta di agire per la nobiltà dei suoi gesti, una giustizia a suo modo, uno spirito proletario.
Tra centinaia di rapine, Remo è costretto a volte a cambiare compagni ma nessuno di loro ha il carattere necessario lo scopo, nessuno a sostituire Maurizio e Il Rozzo.
Tentando di svoltare la propria vita, Remo apre un bar di borgata che lascia in gestione all’amico Roberto.
Ma la caccia ai ricchi non finirà, il livello di pericolo è sempre più elevato, i “veri” ricchi stanno pian piano eclissandosi, dando sfogo alle classi politiche e i risvolti di partito.

Con L’odore della notte, Claudio Caligari firma sceneggiature e regia del suo secondo film in quindici anni, dopo Amore tossico.
Film notturno, a tratti piovoso, dove anche le mattine sono pallide e grigie, Caligari non entra in contatto con i suoi protagonisti, dirige in modo fluido al fine di rendere l’azione come co-protagonista.
Perché il protagonista vero è il gruppo di attori, o meglio, la direzione perfetta degli attori – che avrà il massimo della sua espressione in Non essere cattivo del 2015, ultimo film – postumo – del regista che chiude una ipotetica trilogia.
In l’odore della notte si sente meno la presenza sconcertante della borgata romana rispetto alle altre opere.
Tuttavia l’atmosfera è palpabile e ben suggerita, arricchita dai bar notturni e le sedie apparecchiate fuori sul ciglio della strada, dai chioschi sotto la pioggia.
E le chiavi del film sono date in mano alle gesta dei banditi – e alla voce narrante dello stesso Remo, un Valerio Mastandrea dai tratti malinconici – alla ottima soluzione di montaggio di Caligari e alle sue visioni quasi surreali dove la società italiana si è spinta – la scena con Little Tony, che interpreta sé stesso, è tragicomica, costretto a cantare la canzone Cuore Matto in piena rapina in casa da Maurizio – un grande Marco Giallini – che lo intima anche a un “arrangiamento musicale improvvisato”: oltre a cantare, Little Tony deve intonare anche la parte di basso, per dare ritmo alla canzone, e alla serata…-

Accennando a qualche split screen e stop improvvisi delle scene e la voce narrante che chiude la sequenza, L’odore della notte di Caligari è anche un film poliziesco, che sfiora il noir, che s’avvicina al thriller.
L’odore della notte, un poliziesco di fine anni ’90, un po’ figlio delle pellicole di genere anni ’70 italiane.
Agghiacciante la descrizione della classe politica nascente degli anni ’80 che avviene con la scena della rapina in casa di un senatore della Repubblica il quale, spaventato dalle richieste della banda, dichiara di non sapere di avere i soldi del partito proprio in casa sua.

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