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The Whispering Star (2015), di Sion Sono

The Whispering Star

Titolo originale "Hiso hiso boshi"

Solo in pochi pianeti è presente la razza umana.
Nel resto della galassia ormai padroneggiano gli androidi e le intelligenze artificiali.
Yoko Suzuki è la protagonista di The Whispering Star.
E’ un androide che viaggia nello spazio per consegnare i pacchi alle poche vite umane che restano.
Proprio l’essere umano ha rinunciato al teletrasporto e alla sua super velocità come recapito dei propri effetti personali, in quanto metodo “robotico”, “sintetico”.
Quindi sono destinati ad attendere anni su anni prima della consegna.
Yoko fa vari incontri nei suoi atterraggi per le consegne, i suoni sono ormai scomparsi a parte qualche lattina che si incastra nella suola di un uomo in cappotto, braccio bendato e bicicletta.
Nei lunghissimi viaggi che compie Yoko, cerca di tenere un “diario di bordo sonoro”, registrato su un due piste a bobina, tiene pulita la navicella spaziale e il suo interno “vintage”, ascolta la voce robotica dell’intelligenza artificiale che guida la nave, le viene il raffreddore.
L’ultimo pianeta dove dovrà recarsi per la consegna dei pacchi è l’ultimo “avamposto” della razza umana, ridotta a non sopportare suoni oltre i 30 decibel.

Sion Sono dirige un gioiello, un film clamorosamente silenzioso, infilandosi in qualche anfratto del migliore Kubrick e Tarkowsky.
The Whispering Star è una meraviglia da vedere e da non perere, prodigioso visivamente, che sta tra il racconto di fantascienza e un’analisi esistenzialista.
Un film dove ogni inquadratura è precisa al millimetro e tende alla perfezione.
Un bianco e nero che tende all’ argenteo e a tratti vira al seppia; un bianco e nero degno di nota perché diventa un valido supporto per trasmettere la lentezza del viaggio e allo stesso tempo un supporto alla fine dell’uomo, a quel che resta dei suoi devastanti errori.
Come se fosse la causa di un disastro compiuto proprio dall’uomo, il bianco e nero è il vero, secondo protagonista – oltre alla presenza unica di Megumi Kagurazaka, quasi in solitaria.

The Whispering Star è dedicato  alle persone che sono rimaste nei luoghi colpiti dal disastro di Fukushima.
Un disastro per l’umanità tutta, ormai alla deriva.
E Sion Sono risponde alla deriva dell’umanità con un film dove “ i giochi sono già stati chiusi”, dove l’uomo si è già spinto talmente oltre che non può sopportare nessun rumore e suono, come un’ombra estremamente flebile che si agita al primo vento.
La scena finale è la vera dichiarazione di Sion Sono alla domanda “Come sarà l’uomo dopo i suoi devastanti errori commessi?”, dove vediamo una “sfilata” di ombre che si muovo dietro a pannelli di tela.
La vita, l’ultimo respiro di vita ormai, si svolge nel silenzio nella totale mancanza dei colori.
Oltre quel bianco e nero d’argento, c’è solo un guizzo di colore. Poi probabilmente solo nero.

Con The Whispering Star il regista non vuole filmare la morte bensì la fatica agghiacciante della vita che si tiene stretta a luoghi ormai disabitati, dove le barche sono arenate in campi di erba e il mare, che sbatte contro la riva, non fa alcun rumore.
La vita sospira tra i pacchi che Yoko consegna e il loro contenuto – un mozzicone di sigaretta, un pennello, una matita, un bicchiere di plastica storto.
Se con Guilty of Romance Sion Sono voleva vedere oltre le parole, in The Whispering Star mette in scena il silenzio e cosa c’è dietro al silenzio.
Tutto sembra in bilico, basta un sospiro per far crollare le ombre degli ultimi uomini, delle ultime donne.

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