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    “Il fiore della notte” di Herbert Lieberman

    "Il fiore della notte"

    Herbert Lieberman

    Il fiore della notte (titolo originale Nightbloom) è un romanzo di Herbert Lieberman, pubblicato nel 1984.

    Nel 1979, Francis “Frank” Mooney è un detective sessantenne con alle spalle molti casi risolti.
    Cinico nella vita e nel lavoro, dirige la squadra omicidi a modo suo, come a modo suo intraprende le investigazioni.
    Vecchio conoscitore di bettole e prostitute, molte volte immischiato in partite di poker notturne, regola la sua vita in una sregolata alimentazione.
    Mooney è un ciccione di 120 chili per quasi un metro e novanta di altezza, adora il fritto, i dolci e l’alcol.
    Ma la cosa che lo inonda di un piacere inebriante sono le corse dei cavalli, le scommesse e le stelle che formano il firmamento del cielo.
       Ad aprile, la vita di Frank cambia.
    Qualcuno ha lanciato un blocco di cemento di venti chili dal tetto di un palazzo, proprio sopra la zona dei teatri, dove la folla è numerosa.
       Inizia così un’indagine difficile, nessun movente, nessun testimone se non qualche ragazzotto ubriaco e vecchi eroinomani che trovano la pace sui tetti di New York.
    Il tempo passa e si viene a capire che si tratta proprio di un serial killer, denominato Il Bombardiere, che agisce una volta all’anno, nel mese di aprile.
    Nonostante i lunghi tentativi di ricerca, Frank raccoglie pochi indizi, i suoi capi hanno ormai la pazienza al limite e, soprattutto, viene pian piano allo scoperto un personaggio bizzarro e psicotico: Watford.
       Watford è un uomo assuefatto di due cose, gli oppiacei sintetici e gli orologi antichi e preziosi che suo padre gli ha lasciato in dono.
    Tossicomane di Demerol, l’unico posto dove riesce a trovar pace è l’ospedale, rimediando con espedienti al limite del legale ricoveri su ricoveri.
       Un personaggio, Watford, che inizialmente viene avvertito come pericolo ma che, nello svolgersi della narrazione, assumerà un ruolo importante per la ricerca del Bombardiere.

    “Il fiore della notte” è un giallo scritto in modo perfetto, dove l’atmosfera è creata dai personaggi, ai quali ci si lega pagina dopo pagina.
    Herbert Lieberman gioca quasi tutto su tre figure principali: Frank Mooney, Charles Watford la signora Fritzi Baumholz.
    La razionalità del primo si scontra con le psicosi e i gesti tragicomici del secondo fino al punto in cui le strade, da parallele, diverranno una sola, unendosi.
    Fritzi Baumholz è invece la donna che Mooney incontra per caso a una corsa di cavalli.
    Cominciano una relazione sentimentale, dove padroneggia il carattere determinato e concreto della donna che darà coraggio a Frank e lo farà anche dimagrire di venticinque chili, rispolverando un fascino e un nuovo legame per la vita che sembrava perduto.

    “Il fiore della notte” descrive un periodo che parte dal 1979 e arriva al 1983.
    Lieberman è un maestro e rendere un lasso di tempo così lungo in poco piu di quattrocento pagine, tenendo a volume costante mistero, suspence e infine il colpo di scena finale.
    Tra fiori e piante rari, un potente oppiaceo che diventa “Mamma Demerol”, costellazioni visibili a occhio nudo e solstizi d’estate e inverno, Lieberman scrive un giallo con forti tinte noir ma riesce anche ad appassionare il lettore introducendo nei vapori delle notti di New York una storia d’amore semplice che approda sempre più nel raffinato.
    E inoltre non tralascia critiche feroci alla media borghesia Americana, sempre chiusa nei suoi segreti, sempre macchiata dalla sua disumanità.

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    “Ladies Football Club” di Stefano Massini

    Stefano Massini

    Ladies Football Club

    E’ il 6 aprile del 1917.
    La fabbrica Doyle & Walker Munizioni lavora per preparare armi ed esplosivi.
    Le operaie sono nel cortile, sedute, a consumare un piccolissimo pasto durante la pausa del turno.
    Sono senza mariti, senza padri e fratelli, tutti a combattere.
    Per la prima volta appare un pallone in mezzo al cortile.
    Violet Chapman si alza e calcia il pallone.
    E’ la prima a donna a farlo.
    Da quel momento, le undici operaie si organizzano in una squadra, la prima femminile di football. 
    Ladies Football Club.
    Si allenano fra di loro, affinando tecniche e movimenti usando come pallone la Sister K, un prototipo di bomba che non esplode e rimbalza.
    E poi ognuna a svolgere il proprio compito nel ruolo stabilito.
    Come, tra i pali, Rosalyn Taylor, la più grande e più robusta. Big Rosalyn.
    Come Brianna Griffith, maglia numero 9, centravanti con la passione per Giovanna d’Arco.
    Come Haylie Owen, mediano, la leninista.
    E così cominciano le partite ufficiali.
    La prima partita è organizzata dal padrone della fabbrica, nel campo di Santa Martha.
    Le Ladies Football Club – in maglia nera, stoffa pesante – contro una squadra maschile composta da uomini dimessi dall’ospedale di guerra.
    Finirà 10 a 1 per le donne. Gli uomini non segnano, è solo un’autorete.
    La grande forza di squadra delle ragazze proseguirà, imbattute, fino alle grande sfide contro le campionesse tedesche del football femminile, in uno dei templi del calcio del tempo, l’Hillsborough Stadium, Sheffield.
    E contro la squadra maschile di giocatori professionisti – rientrati dalla guerra – , tra cui spicca Jack Mew, allo Stamford Bridge.
    Mentre qualcuno comincia a sorridere per i primi proventi economici tratti dal football femminile; e qualcuno invece storce il naso, dall’alto dell’olimpo del calcio.

    Attraverso una voce narrante che sembra cantare le gesta di eroi di un poema, Stefano Massini prende dalla sua parte le donne, il calcio femminile.
    Un fenomeno sportivo che ebbe i suoi giorni di gloria proprio durante la Grande Guerra.
    E sono le undici operaie a trascinare il lettore nel mondo del football inglese. Quello dei Maestri.

    Per mezzo del calcio e i suoi schemi, colpi di tacco e tackle assassini, le Ladies Football Club vivono un’esperienza di iniziazione, un’esperienza dalle emozioni uniche.
    Le spinge alla scoperta – e non alla superbia – di un pubblico che per la prima volta le acclama e si stringe intorno a loro, come nemmeno le pareti della fabbrica avevano fatto prima.
    La prima emozione nel sentirsi appartenenti a un gruppo che ha un obiettivo, allontanandosi dai gesti ripetitivi e massacrati del lavoro operaio.
    La fatica, poi, ha un nuovo volto, un nuovo nome.
    Si chiama corsa, si chiama difesa, si chiama linea mediana e affondo sulle fasce esterne.

    E poi l’urlo del femminismo, dal quale Massini si distacca con leggero garbo, descrivendolo come una pennellata di colore rosa – lo stesso colore che avevano le cuffie con le quali erano costrette a giocare le operaie –   per il mondo. Un vento nuovo, genuino, sì ma concreto e vivo.
    E poi il calcio rende sognatrici le Ladies Football Club, il cortile della fabbrica diventa un campo da calcio; i cancelli, le porte. E così via.
    Il football come un solco di terra fangosa dove piantare la propria frustrazione.
    Il football come un motivo per vedere la vita come una realtà in cui non ci si può arrendere.

    Intanto, il piccolo padrone della fabbrica regna. Annusa i soldi, anche dai tacchetti delle scarpe delle donne del calcio.
    E più in alto ancora, i grandi padroni, quelli del calcio, che mai accetteranno che il gioco dei giochi possa essere occupato anche dalla presenza femminile.
    Il calcio è uomo, è trattativa finanziaria, è professionismo.
    Il calcio è uomo.
    Non ci metteranno molto, infatti, a promulgare una legge per la quale molti club femminili scompariranno, costrette a non giocare più.

    Tuttavia resta una fotografia, scattata dalle ragazze operaie, dove il padrone della fabbrica è immortalato con la maglia nera, quella della squadra.
    E questo per Hayle Owen, mediano, rappresenterà la vetta suprema della militanza socialista.

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    “Il vagabondo delle stelle”, Jack London

    – Recensione_ “Il Vagabondo delle stelle” Jack london
    Uscito nel 1915, un anno prima della scomparsa Di Jack London.
    Romanzo dal temia scabroso come quello del carcere e delle sue condizioni disumane.
    Ma anche un racconto sulla vita e della vita.


    – “Il vagabondo delle stelle

    Darrell Standing è un professore universitario che si ritrova, per un omicidio, detenuto del carcere di San Quentin.
    Ritenuto da tutti un “Incorreggibile” all’interno del carcere, viene poi condannato all’ergastolo per una presunta aggessione a un secondino e finisce nella cella d’isolamento.
    Il direttore del carcere, Atherton, lo considera diretto responsabile di aver nascosto della dinamite all’interno del penitenziario. Dinamite che poi si viene man mano a sapere non essere mai esistita.
    Da questo episodio, per Darrell comincia il lungo calvario delle torture da parte dei secondini e soprattutto dei lunghi periodi di camicia di forza.
    Per depistare la estrema crudeltà degli atti di tortura, Darrell comincia a capire come “uscire dal suo corpo”.
    Attraverso una tecnica detta “la piccola morte”, che gli permette di non sentire più nulla che abbia a che fare con il suo corpo, facendolo morire, riesce a uscire dal San Quentin.
    Comincia a prendere vita il Il Vagabondo delle stelle..
    E diventare un sacerdote del Nilo, un gentiluomo francese abilissimo con la spada fino a diventare amico e consigliere di Pilato, conoscendo Gesù.

    Il romanzo si sviluppa nelle parole di Darrell Standing prossimo all’impiccagione per omicidio.
    Attraverso i racconti che il protagonista descrive durante la sua metempsicosi.
    La trasmigrazione dell’anima attraverso il tempo e verso un altro essere vivente.
    Jack London, al suo ultimo romanzo prima di morire, abbraccia la volontà di potenza di Nietzsche e urla al mondo intero il predominio dello spirito sul corpo, destinato a sfacelo.

    Con l’aiuto delle sue esperienze di vita – London fece difatti decine di mestieri, dal venditore di giornali al cacciatore di ostriche e il cercatore d’oro e anche il vagabondo, Jack London si avvicina alle stelle e  abbatte l’eternità della morte per esaltare, invece, l’eternità della vita.
    Anche di fronte al patibolo, Darrell sorride per l’ingenuità dell’impiccagione, curioso di sapere quale vita vivrà dopo il trapasso del corpo.
    “Il vagabondo delle stelle” è un inno alla vita e insieme una descrizione potente di quello che di umano alla vita sottrae, cioè le torture carcerarie.
    Spirito sempre alla ricerca di un ideale di libertà, il suo racconto ruota attorno all’idea di liberarsi dalle gabbie che ci costringono nei ruoli.

    Una spinta verso il viaggio, una dichiarazione d’amore per il viaggiare verso mete nuove.
    E anche un’esaltazione verso la vita umana e le sue possibilità di divenire eterna, sfuggendo al dolore.

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    “Il gigante sepolto”, di Kazuo Ishiguro

    – Il gigante sepolto

    Il Gigante sepolto, romanzo intenso e a volte poco decifrabile, misterioso.
    La storia è raccontata durante un periodo che vede re Artù morto e le generazioni di Sassoni e Britanni vivere insieme.

    I paesaggi che i due protagonisti – Axl e la moglie Beatrice – vedono sono piovosi; sotto la pioggia e la diffidenza i villaggi e gli abitanti che incontrano.

    Il grande amore tra i due protagonisti è minato dalla presenza della “nebbia” che fa sprofondare tutti nell’amnesia.
    Attraverso il loro amore decidono di andare a trovare il loro figlio che si trova in un villaggio non lontano.

    E si imbattono in un guerriero, in un ragazzo di nome Edwin e in un vecchio cavaliere di Artù, ancora in forze e accompagnato dall’eterno, fedele cavallo Orazio.

    La storia di Ishiguro è una storia fondamentalmente di amore.
    E della forza che ne deriva per mantenere una soglia di vicinanza alla memoria e al passato che serve all’uomo.

    “Il gigante sepolto” è un racconto di coraggio di scegliere di mantenere viva la memoria della vita e del passato.

    Che uso fare della memoria? Meglio restare nell’amnesia generale, forse per scacciare i fantasmi di violenze e atrocità?
    Attraverso i suoi personaggi e la sua scrittura morbida e tecnicamente perfetta, Ishiguro si pone queste domande.

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    Jaroslav Kalfar, Il cosmonauta

    – il cosmonauta, un monologo .
    Un monologo esistenziale a bordo di una navicella spaziale diretta verso Venere.

    Di tanto in tanto un sottofondo di una Praga quasi palpabile.  Con i suoi borghi vecchi, i ponti, i mercati nelle piccole piazze.
    Un protagonista, Jakub Prochazka, che è solo in superficie uno scienziato. Un protagonista legato alla logica della scienza e al suo impero per poi esibirsi in discorsi interiori esistenziali, innamorarsi di un alieno, rientrare a Terra per rimanerci come uomo pieno del suo passato. E dell’amore per la donna che ha dovuto lasciare a terra mentre lui si lanciava velocissimo nello spazio siderale.
    Il Cosmonauta è un romanzo prodigioso.