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    “Anche gli uccelli uccidono”(Brewster McCloud), di Robert Altman (1970)

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    Con “Anche gli uccelli uccidono”– titolo originale ‘Brewster McCloud’, Robert Altman compone un quadro che al suo interno si intrecciano altri piccoli quadri, bozze e schizzi.
    Altman arriva dal film successo M.A.S.H e con “Anche gli uccelli uccidono” (Brewster McCloud) continua a cavalcare l’onda dello sgretolamento del mito americano, dell’apologia della controcultura deli anni ‘60 e dell’inseguimento del sogno della libertà.
    O della libertà del sognare.

    – Trama del film: un “divertissement” e “thriller”

    Una voce fuori campo denuncia una serie di omicidi per strangolamento.
    Ogni vittima ha su di sé uno o più escrementi di uccello.
    Per approfondire le indagini viene chiamato il tenente Franck Shaft che collaborerà con difficoltà con la polizia del posto.
    Intanto un ragazzo, di nome Brewster McCloud, che si nasconde in un rifugio anti-atomico all’interno dello stadio di baseball di Houston, sta elaborando un piano misterioso, scattando fotografie alle ali degli uccelli e supportato da una donna bionda sibillina ed enigmatica.
    Intanto gli omicidi si susseguono e sembrano essere causati dalle azioni che in un modo o nell’altro vanno ad ostacolare il progetto di Brewster.
    Quando Mcloud incontra Suzanne – una giovanissima Shelley Duvall – se ne innamora  e per la prima volta ha una relazione sessuale con una ragazza.
    In questa quiete apparente, Brewster confesserà a Suzanne di aver compiuto lui gli omicidi e sarà presto denunciato dalla ragazza alla polizia.
    Come ultimo atto, Brewster tenterà di dare vita al suo progetto, indossando delle grandi ali da lui costruite con una pesante struttura di ferro e prendendo il volo.
    Volando nello stadio di baseball vuoto, pian piano accumulerà sempre più fatica, fino a schiantarsi a terra.

    Anche gli uccelli uccidono

    L’intreccio dei personaggi

    In “Anche gli uccelli uccidono”, I personaggi sono lievemente descritti, quasi abbozzati e messi a disposizione dei temi che Altman vuole trattare.
    Brewster McCloud, un giovane e timido il cui scopo della vita è volare, un Icaro moderno destinato al fallimento, allo schianto dopo il volo.
    Louise, la donna bionda misteriosa, che aiuta il ragazzo nel suo progetto; che lo allontana dal sesso perché potrebbe “appesantirlo” di distrazioni inutili.
    Il conferenziere – un grande Auberjonois – che di tanto in tanto interrompe la trama del film per regalare allo spettatore i dettagli scientifici della vita degli uccelli : “L’uomo ha un goffo progresso aereo. Non sarà mai come gli uccelli”.
    Il tenente Franck, che si suiciderà per non aver preso l’assassino – ed essersi troppo concentrato sull’analisi degli escrementi degli uccelli che macchiavano le vittime strangolate –
    Suzanne – Shelley Duvall – , ragazza intraprendente che svelerà a McCloud la potenza – e la umana necessità – del sesso.

    Dentro il film

    In “Anche gli uccelli uccidono” (Brewster McCloud), “gli uccelli” di Altman non sono altro che portatori e custodi di quella libertà che l’uomo rincorre.
    Dalla libertà nasce il sogno e la libertà di sognare.
    E di evadere dalla morsa del potere e del perbenismo borghese.
    Da qui l’attacco di Altman all’America fascista – la battuta di un uomo in visita allo zoo “Se voglio vedere le scimmie allora vado nel quartiere nero”; all’America che rifiuta la libertà sessuale – mentre il conferenziere, con voce fuori campo, spiega i comportamenti degli impulsi sessuali degli uccelli, la sua voce si sovrappone a quella del prete che svolge la funzione di funerale del poliziotto ucciso da McCloud .

    Si può dire che Robert Altman non si prende totalmente sul serio, gira un film con una logica di divertissement, con tratti di un non-sense che pare improvvisato.
    Quasi nulla a che fare con il western “I compari” del 1971 e soprattutto  del grande “Images” del 1972.
    Ma allo stesso tempo, si chiede, si fa delle domande.
    E lo fa attraverso lo scienziato esperto di uccelli:
    “ L’uomo ha il sogno di volare come gli uccelli? O il sogno della libertà che ne deriva?”
    Destinato a uno schianto certo, la libertà di volare può rimanere solo nel cuore e nell’anima dell’uomo.
    A ogni tentativo di volo definitivo ne segue una caduta necessaria.
    Per Altman resta il sognare, quel tentativo anarchico e libero di possedere ovunque e sempre le ali.

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    “Images”, film di Robert Altman

    RECENSIONE –  Il film di Robert Altman “Images”

    Con una grande interpretazione di Susanna York, Il film di Robert “Altman Images” resta un’opera complessa e bellissima.


    – Il thriller “sperimentale”

    Il film di Robert Altman “Images” inizia con Chatryn che soffre di una crisi nervosa.
    Il disturbo passa, inesorabile e acuto, attraverso i fili dei vari telefoni che sono nella casa in cui vive.
    Dai telefoni escono voci, quelle del marito Bob ma anche quelle di una donna sconosciuta e di una amica invisibile che parla incessantemente.
    E intanto anche la voce – fuori campo – della donna che narra una favola, in realtà un libro su cui Chatryn starebbe lavorando.

    Per cercare di migliorare la situazione, lei e il marito Bob decidono di trasferirsi qualche giorno nella casa in collina.
    Ma le allucinazioni prendono ancor più il sopravvento.
    Chatryn comincia a “sostituire” la presenza del marito con la visione di un vecchio amante francese, Renè.
    Con Renè avvengono dialoghi, sorrisi, litigi e avvicinamenti fisici. Un passato che sfonda direttamente le porte della mente di Chatryn e che vive assieme ad essa.
    Con l’arrivo nella casa di Marcel e la figlia  Susanna, amici dei coniugi, la situazione si annoda in modo vertiginoso.
    Marcel – che è sia presenza fisica ma anche presenza psichica propria di Chatryn – non ha che intenzioni sessuali verso la donna ma viene respinto.
    In realtà, Altman rafforza in modo crescente il concetto di “doppio”, di “vero” e “immaginario”, di “fisico” e di “psichico”.
    Quindi, non si capirà mai se Chatryn e Marcel abbiano o meno consumato un rapporto sessuale, alternando agli occhi della donna tre persone differenti: Bob, Marcel e Renè.
    La quarta è lei stessa che si vede sdraiata nuda sul letto.
    L’unico rapporto “puro” che Chatryn pare avere è con la ragazzina Susanna con la quale gioca a comporre un puzzle e fa passeggiate tra i boschi.

    – Gli oggetti e la musica

    La malattia mentale di Chatryn riflette attraverso le inquadrature di macchine fotografiche, specchi e soprattutto ciondoli di cristallo.
    Il tutto a manifestare una realtà che non appoggia su nessun suolo e si muove come a caso o per inerzia – i ciondoli – ; le macchine fotografiche a rappresentare un passato e un presente che si mescolano; gli specchi a riflettere immagini di sé stessi, a far sì di vedersi “da fuori sé stessi”.
    La musica colora il disturbo della donna con dissonanze, suoni di oggetti riverberati, di tamburi, di flauti di pan e stridii e pizzicati di violini.

    – Uccidere i fantasmi

    Nel pieno della sua schizofrenia, Chatryn cerca di compiere un gesto di liberazione uccidendo i suoi fantasmi.
    Per primo, viene ucciso Renè con un colpo di fucile che nella sua potenza distrugge allo stesso tempo la macchina fotografica del marito così da cancellare la parte di passato di cui la protagonista soffre.
    Impugnando delle forbici, uccide anche Marcel, eliminando una parte ingombrante del suo presente e della sua carica sessuale.
    Infine, tenta di uccidere se stessa.
    Lungo una strada sterrata, Chatryn incontra se stessa.
    E in un gesto disperato la investe con l’auto, dove inizia l’incredibile scena della caduta dal burrone del cadavere.
    Ma la realtà – il finale che Altman gira è davvero impressionante – è un’altra.

    A un primo sguardo immediato, Il film di Robert Altman “Images”  appare come una pellicola di matrice sperimentale, figlio perfettamente adatto agli anni ’70.
    Aiutata da una narrazione da film “thriller”.
    Esposto a una modalità teatrale della messinscena, con attori che entrano ed escono all’improvviso.
    Sperimentale nelle inquadrature soprattutto degli oggetti, dei dettagli anche più piccoli, delle voci – e dei suoi contenuti – fuori campo.
    Sperimentale nella musica di John Williams, una colonna sonora imponente che rappresenta a tutti gli effetti  un attore aggiunto.
    Ma con “Images”, Robert Altman dirige un film impressionante e angoscioso.
    Un diario sulla deformazione della mente e della coscienza.
    Una sorta di trattato sulla schizofrenia, dove il gioco del puzzle prende il posto della “scissione della mente”, dove le allucinazioni visive sono come gli specchi, dove il tema del “doppio” e ancora dello “sdoppiamento” è reso in modo profondo e inquitante.