• brevi recensioni - cinema

    “Cold War”, Pawel Pawlikowski

    "Cold War" (2018)

    - Breve presentazione della trama

    Cold War – Attori principali: Joanna Kulig; Tomasz Kot

    La storia di “Cold War” si intreccia tra l’anno 1949 al 1959, attraverso le città di Varsavia, Berlino Est e Parigi.

    Polonia 1949
    Wiktor è un musicista e etnomusicologo.Vaga per la città di Varsavia registrando su un due piste a bobine canzoni popolari polacche, ricche del loro folklore, al fine di creare un collettivo.
    Quando viene celebrata la nascita della compagnia “Mazurek”, Wiktor è parte della giuria per cercare nuovi e giovani talenti musicali e di danza.
    Tra i candidati, si presenta Zuzanna, detta Zula, – Joanna Kulig, perfetta nella parte, soprattutto dai tratti del volto –  una ragazza misteriosa dal passato violento e dai tratti ribelli lasciati dalla guerra.
    Tuttavia, con un talento vocale che sarà subito notato dalla giuria.
    Da questo incontro, nasce subito un’amore appassionato tra Wiktor e Zula.
    Allo stesso tempo, la compagnia Mazurek ha un buon successo e viene invitata a Berlino Est per una esibizione.
    Wiktor è soddisfatto della cosa, può dirigere i lavori artistici e stare al fianco di Zula.
    E vuole sfruttare l’occasione, proponendola alla ragazza, per superare il blocco di occupazione sovietica e raggiungere Berlino Ovest.
    Ma Zula non manterrà la promessa.

    Parigi 1952, 1957
    La scena si sposta in Francia, dove Wiktor suona in un jazz club con la sua band.
    La compagnia Mazurek terrà un concerto proprio nella capitale e i due amanti si rincontrano, confessando l’uno all’altra di avere una relazione.
    Cinque anni più tardi, Wiktor prova a convincere Zula a portarla in studio per registrare la sua voce in canzoni jazz con parole francesi.
    Il disco viene inciso e comincia ad avere successo a Parigi ma  l’anima “ribelle e polacca” della ragazza rigetterà il progetto, tornando in Polonia.
    Lui cercherà di seguirla, entrando illegalmente a Varsavia e per questo arrestato a quindici anni.
    In un incontro nel carcere, Zula gli promette di aspettarlo e l’attesa sarà accorciata grazie all’intervento amico del viceministro.

    Di nuovo insieme, innamorati, Zula e Wiktor si sposano – da soli, con un rito “religioso” pronunciato dalle loro stesse parole – in una chiesa bombardata e disfatta, di fronte una piccola candela accesa e una fila di pillole che ingeriranno, entambi.

    - Nel Film

    Pawel Pawlikowski scrive e dirige “Cold War” creando  un film praticamente perfetto nell’arco di poco meno di un’ora e mezzo.
    Ogni immagine e ogni inquadratura è una magia, folgorata da un bianco e nero splendido, dove il bianco brilla e luccica e il nero è denso, con una cura straordinaria per la musica.
    “La guerra fredda” serve al regista per dipingere due anime diverse mai appagate dal loro reciproco amore, nei vani tentativi di essere legati.
    – Nessuno riuscirà a unire la parte occindentale della democrazia capitalista e quella orientale del comunismo totalitarista.

    Zula ha le sue radici polacche immerse nel folklore, nelle parole angosciate e liberatorie delle canzoni cantate dalla generazione colpita dalla guerra e minacciata dal regime comunista sovietico.
    Non sopravviverà alle intenzioni da bohemienne che la città di Parigi – e Wiktor stesso – cerca di cucirle addosso.
    E non accetterà quindi la deriva “politica” che avrà la Mazurek, costretta a “modificare” il proprio repertorio per inneggiare la dittatura comunista di Stalin.
    E da lì, la morte delle parole “libere” della tradizione popolare polacca.
    Mentre Wiktor è spinto a perdersi nella vita libertina e dissoluta di Parigi; fonderà un gruppo jazz come fosse una risposta alla sua ricerca di “ribellione”, al ritrovamento di una radice in un mondo di improvvisazione.
    Stupende le immagini corali di danza e canto, dove la macchina da presa segue in movimento il movimento dell’esibizione.
    A ogni inquadratura che Pawlikowski crea corrisponde un “quadro”, da vedere e rivedere.
    C’è una eco a Tarkovskij, sicuramente nella gestione della luce e nelle riprese all’aperto – si pensi per esempio all’ Infanzia di Ivan e anche a Andrej Rublev e, perchè no?, anche a “I 400 colpi” di Truffaut –

    Da ricordare la scena di Zula che si fa prendere dal ritmo delle primissime canzoni rock and roll del periodo, cominciando una danza prima con uno sconosciuto poi sul bancone del locale.
    E il favoloso momento della barca lungo la Senna, la ripresa dei dettagli e infine del rosone di Notre Dame.