Stefano Massini
Ladies Football Club
E’ il 6 aprile del 1917.
La fabbrica Doyle & Walker Munizioni lavora per preparare armi ed esplosivi.
Le operaie sono nel cortile, sedute, a consumare un piccolissimo pasto durante la pausa del turno.
Sono senza mariti, senza padri e fratelli, tutti a combattere.
Per la prima volta appare un pallone in mezzo al cortile.
Violet Chapman si alza e calcia il pallone.
E’ la prima a donna a farlo.
Da quel momento, le undici operaie si organizzano in una squadra, la prima femminile di football.
Ladies Football Club.
Si allenano fra di loro, affinando tecniche e movimenti usando come pallone la Sister K, un prototipo di bomba che non esplode e rimbalza.
E poi ognuna a svolgere il proprio compito nel ruolo stabilito.
Come, tra i pali, Rosalyn Taylor, la più grande e più robusta. Big Rosalyn.
Come Brianna Griffith, maglia numero 9, centravanti con la passione per Giovanna d’Arco.
Come Haylie Owen, mediano, la leninista.
E così cominciano le partite ufficiali.
La prima partita è organizzata dal padrone della fabbrica, nel campo di Santa Martha.
Le Ladies Football Club – in maglia nera, stoffa pesante – contro una squadra maschile composta da uomini dimessi dall’ospedale di guerra.
Finirà 10 a 1 per le donne. Gli uomini non segnano, è solo un’autorete.
La grande forza di squadra delle ragazze proseguirà, imbattute, fino alle grande sfide contro le campionesse tedesche del football femminile, in uno dei templi del calcio del tempo, l’Hillsborough Stadium, Sheffield.
E contro la squadra maschile di giocatori professionisti – rientrati dalla guerra – , tra cui spicca Jack Mew, allo Stamford Bridge.
Mentre qualcuno comincia a sorridere per i primi proventi economici tratti dal football femminile; e qualcuno invece storce il naso, dall’alto dell’olimpo del calcio.
Attraverso una voce narrante che sembra cantare le gesta di eroi di un poema, Stefano Massini prende dalla sua parte le donne, il calcio femminile.
Un fenomeno sportivo che ebbe i suoi giorni di gloria proprio durante la Grande Guerra.
E sono le undici operaie a trascinare il lettore nel mondo del football inglese. Quello dei Maestri.
Per mezzo del calcio e i suoi schemi, colpi di tacco e tackle assassini, le Ladies Football Club vivono un’esperienza di iniziazione, un’esperienza dalle emozioni uniche.
Le spinge alla scoperta – e non alla superbia – di un pubblico che per la prima volta le acclama e si stringe intorno a loro, come nemmeno le pareti della fabbrica avevano fatto prima.
La prima emozione nel sentirsi appartenenti a un gruppo che ha un obiettivo, allontanandosi dai gesti ripetitivi e massacrati del lavoro operaio.
La fatica, poi, ha un nuovo volto, un nuovo nome.
Si chiama corsa, si chiama difesa, si chiama linea mediana e affondo sulle fasce esterne.
E poi l’urlo del femminismo, dal quale Massini si distacca con leggero garbo, descrivendolo come una pennellata di colore rosa – lo stesso colore che avevano le cuffie con le quali erano costrette a giocare le operaie – per il mondo. Un vento nuovo, genuino, sì ma concreto e vivo.
E poi il calcio rende sognatrici le Ladies Football Club, il cortile della fabbrica diventa un campo da calcio; i cancelli, le porte. E così via.
Il football come un solco di terra fangosa dove piantare la propria frustrazione.
Il football come un motivo per vedere la vita come una realtà in cui non ci si può arrendere.
Intanto, il piccolo padrone della fabbrica regna. Annusa i soldi, anche dai tacchetti delle scarpe delle donne del calcio.
E più in alto ancora, i grandi padroni, quelli del calcio, che mai accetteranno che il gioco dei giochi possa essere occupato anche dalla presenza femminile.
Il calcio è uomo, è trattativa finanziaria, è professionismo.
Il calcio è uomo.
Non ci metteranno molto, infatti, a promulgare una legge per la quale molti club femminili scompariranno, costrette a non giocare più.
Tuttavia resta una fotografia, scattata dalle ragazze operaie, dove il padrone della fabbrica è immortalato con la maglia nera, quella della squadra.
E questo per Hayle Owen, mediano, rappresenterà la vetta suprema della militanza socialista.


