brevi recensioni - cinema,  Le prime piogge: visioni pre-estreme

Vivarium (2019), di Lorcan Finnegan

Voto 7

Per chi riflette sull’esistenza nella sua costruzione definitiva tramite categorie strutturali come l’angoscia, allora Vivarium non è adatto.
O adattissimo.
La sua provenienza è quella di quel Peter Weir in forma smagliante e il suo The Truman show.
Solo che The Truman show è un sogno con tinte finissime di incubo.
Vivarium è un incubo crudele, forse, semplicissimo e sogno disturbante.

La semplicità, come i Beatles insegnano, è sempre da seguire e alle volte si trasforma in genialità.
Vivarium rende la semplicità della vita un mostro. Non si vede, non si sente, non ha odori come il cibo che mangiano Gemma e Tom.
Camus sentiva l’assurdità della vita e la sua realtà. Forse Vivarium è un prodotto sghembo, fuori e dentro Camus.
L’altra macrostruttura dell’esistenza che è il tempo scorre sotto gli occhi dei protagonisti nella figura del “figlio” che nessuno di loro ha voluto e che hanno trovato in una scatola di cartone. Depositato, e basta.

Vivarium è semplice e semplicemente terrificante, dal ritmo perfetto e muto.
Angosciante nella sua scenografia astratta e geometrica.
Quelle villette a schiera che potrebbero significare una boa di vita semplice per una coppia di innamorati semplice sono rese dal regista come trappole di una vita che scorre anonima.
Una metafisica quasi collegata al metafisico di de Chirico.
Vivarium ha i colori di plastica, verdi dalla bassa tinta, il cielo con le nuvolette fisse.
I messaggi del film? Sì il concetto di responsabilità dei genitori verso la crescita del figlio, la sua importanza vista come un salto nel vuoto dove al minimo errore la famiglia diviene gabbia e non sabbia calda dove riposare.
La madre che cerca sicurezza nell’accudire una creatura nuova, nello smarrimento del pensare se veramente quella creatura sia sua, quale sia la sua provenienza e ancora di più il suo futuro.
E il padre che invece scava un buco sempre più profondo nella terra del giardino (letteralmente) alla ricerca di un significato diverso della propria esistenza e della sua sicurezza.
C’è “anche” lo smarrimento di quando ci si ferma a guardare la propria casa e si ha il pensiero affilato di non riconoscere nulla e dire “Perché sono qui?”

Al di là dei sensi sociologici, ambiziosamente psicologici, Vivarium è un thriller che non viene da estratti lisergici.
Tuttavia, ne può procurare.

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