brevi recensioni - cinema

Storie irlandesi (1957), di John Ford

Titolo originale: The Rising of the Moon
Produzione: Stati Uniti d’America, Irlanda
1957, b/n
Regia: John Ford

Da vedere!
5/5

John Ford e “The Rising of the Moon”
(Film a episodi)

L’opera di John Ford Storie irlandesi è costituita da tre racconti.
Con un tono completamente affabile, John Ford rende Stori irlandesi un film bellissimo, una piccola pietra molto preziosa.

Ogni parte del film è presentata da Tyron Power.

1. The Majesty of the Law
Un ispettore di polizia si reca a far visita a un vecchio amico agricoltore che vive non appena attraversato un tratto di bosco.
La vicenda prende forma precisa quando l’ispettore è costretto a dichiarare al suo amico il motivo vero della vista: egli è sospettato di attività di produzione illecita di distillazione e alcolici.

2. A Minutes Wait
La storia è quella di un treno e dei suoi passeggeri.
La corsa del treno prevede un’unica fermata lampo, di un minuto.
Ha inizio un via vai di persone, alcune si riversano al bar della piccola stazione altri aspettano sulla banchina, sospettosi.
Tra varie traversia, tuttavia, il treno sarà annunciato in partena ma di fatto non partirà mai, restando fermo tra i fischi dei controllori di vagone che invece vorrebbero partire alla svelta.

3. 1921 (dal racconto The Rising of the Moon)
Un condannato a morte si traveste da vagabondo e cantastorie.
La polizia tutta è spiegata, il pericolo da affrontare è non riconoscere il malvivente e che salpi da un piccolo molo, interrompendo così le sue tracce.

Con Storie irlandesi John Ford gira un’opera pregevole, di altissima qualità, scandita dai tempi giusti delle performance degli attori, tenendo ben sottocchio la suddivisione data dalle tre storie raccontate.
Il macroelemento che accomuna e crea costanza ai tre segmenti la location geografica, la (natia) Irlanda.

Ford procede per inquadrature e composizione di scene che rispondono a una sua personale, precisa ed efficace forma di mettere in scena il film.
E’ una messa in scena “inerme”, senza armi e pacifica, rifiutando completamente ogni possibile sottolineatura politica.
Il film vive quasi “da solo”.
Convergono in un solo punto l’assenza di sbavature o cadute di stile, l’assenza di forzature (Ford riprende tre spaccati di vita propri dell’Irlanda) e la presenza di un bianco e nero dove è il bianco ad avere più risalto.

Un elemento che in Storie irlandesi emerge è quello dell’amicizia e di quella tolleranza contro idee etiche quasi inesorabili della società – l’arresto dell’amico agricoltore non avviene per mano dell’ispettore il quale, in realtà, teneva a lasciare un avvertimento all’amico.
L’amicizia, all’interno di questo quasi-idillio d’Irlanda, non si sfilaccia: i primi reumatismi e le dolorose artriti che colpiscono l’uomo nel corpo ma non scardinano la permeabilità e la diffusione dell’amicizia.
Ma c’è anche spazio per la frenetica incomunicabilità tra persone, sballottolate un po’ su un po’ giù dalle loro emozioni di condividere un tempo che non è abbastanza e la tirannia del tempo (il treno).
In ultimo, il tema del sospetto come inclinazione etica, supportata dalla già citata tolleranza verso l’altro (nell’episodio terzo)

L’accuratezza formale è presente anche nel raccontare cosa accade nelle case dei personaggi.
Ford riprende gli interni – esempio la casa dell’agricoltore – facendo leva su tratti “reali” della situazione domestica e che possono avvicinarsi all’idea irlandese sulla “visione” delle case – la casa dell’agricoltore ha elementi precisi come il focolare domestico, bicchieri per whiskey, il pavimento a modo di palladianacomposta da spesse pietre.
A seconda dell’episodio e le sue finalità narrative, Ford deve utilizzare tecniche di montaggio differenti.
E’ il caso, più evidente, del secondo episodio.
Il treno è il grande e grosso co-protagonista del segmento, il montaggio diviene più spigliato, incalzato dal movimento di un treno che non riesce a ripartire!
Dall’idea di un treno immobile può nascere quindi una esigenza di “procurarsi” una tecnica mi montaggio che possa mettere in rilievo, il più possibile, ciò che sta accadendo alla stazione.
Sì perchè da un lato c’è un treno fermo dall’altro invece la folla dei passeggeri che si spostano, vanno verso il bar, parlano, si agitano.
Storie irlandesi crea a questo punto un vortice dal quale è arduo uscire, i controllori vanno in ebollizione e ci scappa pure qualche matrimonio.
Ford presenta inquadrature lunghe con il treno in prospettiva, elabora scene con un montaggio veloce passando da vari spazi “toccati” dai personaggi.

Concludendo, nel terzo episodio avviene un cambio radicale.
Dalle fisse immagini – che scivolano veloci – del treno fermo e la folla in subbuglio, si passa a un momento del film dove tutte le inquadrature sono sghembe, marcando la mano proprio con le tecniche nate dall’Espressionismo.
Le inquadrature storte sono presenti sia che la scena sia in strade umide per la pioggia sia negli uffici dei funzionari di polizia.
La polizia è nella massima allerta per acciuffare un malvivente.
Ciò comporta la decisione di Ford di aumentare la suspense rendendo la inquadrature sghembe e fastidiose.
Inoltre, le immagini storte si associano meglio alla recitazione dei personaggi evidenziando in loro il sistema inaugurato dalla paura, tensione, sospetto.

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