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“Le grand viveur” (2020), di Perla Sardella [Trento FF69, 2021]

Trento Film Festival 69
 2021
Sezione: Concorso

Articolo
“I documentari DI TRENTO FILM FESTIVAL”

Diario di viaggi

TRENTO

minischeda

 

LE GRAND VIVEUR
di Perla Sardella
Italia / 2020 / 21′ / Sperimentale

Le grand viveur è il risultato di una ricerca d’archivio di materiale di famiglia.
In questa residenza artistica, per la regista Perla Sardella l’interesse maggiore va al materiale girato in super8 da Mario Lorenzini.

Non ci sono riprese di comunioni, filmini della domenica pomeriggio.
Lorenzini ha una sua particolare passione e visione delle cose, un cineamatore che si lega in modo personale alla cinematografia.

Sono gli anni 60 e 70, Lorenzini fa parte della comunità di operai Walzer.
Riprende la vita quotidiana del paese, dal lavoro ai momenti liberi.
Mostra momenti di amicizia, momenti di caccia, scene di ballo dopo bottiglie di vino.

Perla Sardella crea un bellissimo racconto con il materiale di Lorenzini.
Ne coglie il lato della solitudine dell’uomo, sia nella prima parte in cui è ancora legato alla sua comunità sia nella seconda dove decide di staccarsi e vivere isolato nelle montagne.
Lorenzini è sempre stato visto dagli abitanti del paese come “un tipo un po’ strano”.
Questa condizione è l’incipit della solitudine che trasmette nelle sue immagini, lo aiuta a rendersi invisibile.
Condizione ultima e perfetta del documentarista che vede ma non è visto.

Perla Sardella cerca di restituire a se stessa una risposta sulla solitudine dell’uomo proponendo un documentario silenzioso, delicato, prezioso.
Ma anche la solitudine dell’artista, visto sempre in modo obliquo.
La regista fa emergere, dal materiale scelto, un personaggio con la passione per il cinema in una situazione dove il cinema sembra impossibile possa nascere.

Senza famiglia, Mario Lorenzini si crea la sua e le sue proprie emozioni scoprendo il cinema.
In un luogo dove la neve è necessario conoscerla e non solo guardarla cadere, Perla Sardella scrive il suo pensiero in sovraimpressione, sottotitoli riflessivi.
“L’isolamento è una costante ma almeno accomuna” riflette la regista mentre scorrono le immagini della comunità che si ferma per la troppa neve caduta.

Un isolamento che non tiene bloccato Mario Lorenzini.
Anzi, in lui vive quel sentimento di via alternativa, di vita selvaggia proprio di quegli anni 60 e 70.
Un isolamento che non permette di conoscere a fondo quel cambiamento in atto proprio di quegli anni.
Tuttavia, vive in lui in modo innato.
Diviene ricerca, l’isolamento.
Una via dura, nuova, di ricerca di se stessi nell’immersione e nella difesa della natura.

Uno stato di selvaggia razionalità, quella di Lorenzini.
E anche di Perla Sardella.

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