brevi recensioni - cinema

Zombi Child (2019), di Bertrand Bonello

"Zombi Child, un horror un po' anticolonialista"

Bertrand Bonello dirige Zombi Child – suo ultimo film – spaccandolo in due parti nette.
Solo con un intreccio che si sviluppa e dà qualche risposta verso la fine riesce a tenerle solide e in qualche modo legate.
Tuttavia, non è nulla di perso, Zombi Child è un film bello, dalla stupenda messa in scena.

Zombi Child alterna sistematicamente il passato con il presente.
Un “avanti-indietro” tra il 1962, ad Haiti, durante la dittatura di François Duvalier e i giorni nostri ambientati in Francia in un collegio femminile.

Clairvius Narcisse ha un fratello geloso per i possedimenti terrieri.
Decide di zombificare Clairvius che, mezzo vivo mezzo morto, dopo la sepoltura è riesumato e costretto a lavorare come schiavo nelle piantagioni di zucchero.
Riesce a liberarsi dei capi negrieri, vagando poi per la città e ritirandosi dal mondo.
Questo succede ad Haiti, nel 1962.
Nel 2017, a Saint-Denis in Francia, Melissa viene accolta come amica intima da alcune ragazze della stessa classe, in un collegio femminile.
Si riuniscono durante la notte, a lume di candela e circondate da busti di plastica e tavolozze di colori, per raccontarsi a vicenda i propri segreti.
Melissa è la nipote di Clairvius Narcisse, ha una zia mambo e un segreto più grande di tutti che affascina in particolare Fanny.

Bertrand Bonello fa un po’ di “compiaciuta” confusione, il nesso tra passato e presente, tra Melissa e Fanny – la ragazza più sensibile del gruppo, costretta a un mal d’amore per il suo lontano Pablo –
tra riti vudù e professori che parlano di Rivoluzione Francese, non è completamente andato a segno.
E ci si aspetta almeno un colpo di scena, anche in sordina, per comprendere i legami dei salti temporali.

Ma il regista mischia le carte in tavola anche per modificare le regole dell’horror e del thriller.
Il messaggio sociale e politico è il sottofondo più interessante quando queste carte si scoprono.
E questo accade quando la storia di Haiti e della Francia vengono messe in parallelo.
Il richiamo alle tradizioni vudù, a quella voce dello spirito che non muore mai come a scandire e scacciare la tragedia del terremoto che ha logorato, sfinito e ucciso il popolo haitiano nel 2010.

Zombi Clairvius Narcisse

L’interessantissimo punto di vista verso la tragedia del colonialismo che Bonello rappresenta con due “fili”, uno diretto e uno indiretto.
Il filo diretto è la figura dello zombi; Clairvius Narcisse è lo zombi in quanto anche “colui che non si stanca mai”, costretto a lavorare allo sfinimento per la raccolta della canna da zucchero.
Tramite Clairvius passa la condanna del capitalismo ma ancora di più alla tratta degli schiavi africani e di rimando allo sterminio delle popolazioni indigene native.
Haiti ha una parte delle sue origini legata all’ occupazione prima spagnola poi francese.

L’idiozia di Cristoforo Colombo che ha occupato con la forza spagnola l’isola e di seguito gli “avversari” nella tratta atlantica, i Francesi, che l’hanno colonizzata deportando schiavi africani.

Ecco il filo indiretto, la Francia che si proclama faro nel mondo come la prima vera nazione a compiere la Rivoluzione che, nella sua nascosta natura, non riesce ad esportare fratellanza e uguaglianza, costretta a piccola democrazia.

La componente horror di Zombi Child di mescola al ricordo della dittatura.
La dittatura ad Haiti diviene horror, quando Fanny decide che deve essere liberata dal suo mal d’amore e si rivolge alla zia di Melissa per un rito contemplato nella religione vudù.
Per “richieste narrative horror” la messa in scena è quella di una possessione che si caratterizza quasi di una ironia nera, mentre la zia di Melissa è prevarica nell’allontanare lo spirito più temuto dal popolo di Haiti, ossia il Baron Samedi, che si impossessa di Fanny.

L’esoterismo si accoppia con la follia razionale della dittatura di François Duvalier, esponente primo contro il comunismo nel Centro America e poi autoribattezzatosi proprio Baron Samedi.
L’ingranaggio sottile ed efficace della superstizione come controllo sulla popolazione:

Il 24 maggio 1959 Duvalier, che era diabetico, ebbe un collasso che lo ridusse in stato comatoso per 9 ore. Superato il coma, dopo un periodo di cura a Guantanamo, Duvalier apparve molto cambiato. Iniziò a mostrarsi in pubblico con le sembianze di Baron Samedi, la potente divinità vudù che attende e guida i morti nel loro viaggio verso l'aldilà. Soleva mostrarsi al suo popolo con un cappello a cilindro e una marsina neri, occhiali scuri, e un sigaro in bocca. Il popolo di Haiti, o almeno una buona parte di questo, poco istruito e molto superstizioso, si convinse che Duvalier fosse Baron Samedi in persona, e ciò fomentò un terrore diffuso nei suoi confronti. Le leggende sulle sue presunte capacità, già molto diffuse dai tempi in cui - da medico - aveva debellato la framboesia, si amplificarono ulteriormente

Zombi Child è un film che tenta di mixare molte cose, avvenimenti del passato e quelli del presente, pezzi di storia e linguaggi di religioni esoteriche.
Ci riesce in buona parte, soprattutto con l’uso della luce – dai colori intensi e densi degli interni delle stanze del collegio alle ombre delle notti di Haiti vissute dallo zombi Clairvius Narcisse.
Evidentissima, in questo caso, la citazione a “Ho camminato con uno Zombi” del 1943 di Jacques Tourneur (soprattutto dopo averlo rivisto su grande schermo in una notte piovosa di Torino, al TFF37…n.d.r)
Bonello firma sceneggiatura, regia e musiche.
Quest’ultima è perfetta, composta da pochi interventi suggestivi di solo synth, ogni tanto accompagnato da una chitarra elettrica.

Lettura e approfondimento consigliati

"Il commercio degli schiavi" di Lisa A. Lindsay
Editore Il Mulino, 2011

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