brevi recensioni - cinema,  Noir

I ragazzi del massacro (1969) di Fernando di Leo

Molto consigliato
3.5/5

I ragazzi del massacro è un film giallo, violento ed esplicito, dove più personaggi concertano nelle vicende.
Il disagio e l’aggressività – quest’ultima in particolar modo, in quanto annidata stretta nelle parti nascoste dell’uomo – vengono reintrodotte come violenza e sono il frutto marcio della realtà sociale.

In una struttura di recupero per ragazzi con disadattamento e con passato da delinquenti, una giovane insegnante viene brutalmente uccisa durante una lezione.
A indagare è Lamberti, commissario della polizia, un “duro” noto a molti.
Dagli interrogatori nasce un loop infinito di testimonianze e dichiarazioni da parte dei ragazzi che si accusano a vicenda, creando un paradosso che nessuno – e tutti – ha compiuto il delitto.
Lamberti riesce a scavare a fondo, facendo leva su piccolissimi particolari, dentro i pregiudicati.
E probabilmente esiste anche un “soggetto esterno” al gruppo di ragazzi.

"I ragazzi del massacro" (1969), Fernando di Leo - Scena dell'interrogatorio nel cortile della Questura

Ne I ragazzi del massacro la violenza nella società è parte integrante, un atto compiuto all’interno della povera realtà di ragazzi disturbati.
Il disordine della loro vita appare in primo piano, sfociato nel massacro della maestra di scuola.
In secondo piano, invece, esiste qualcosa di meglio nascosto.
Essere anche vittime di una violenza che crea esseri ambigui.

I ragazzi quindi sono sì coperti dai panni di carnefici ma anche di vittime di un ordine di potere sociale più alto e forte di loro.
Fernando di Leo gira un film crudo e diretto, facendo in modo di far trasparire una parte “umana” dei “suoi” Ragazzi.
Quindi, nonostante spinga la mano sul lato “fisico” delle cose dona un po’ di tempo anche per “rivedere” i personaggi in una chiave “più umana”.
Di questo effetto è caratterizzato inoltre il commissario Lamberti che si muove su un filo di “doppie azioni”. Infatti cerca di portare a un equilibrio emotivo il ragazzo Carolino, coinvolto insieme agli altri nel delitto, facendolo vivere lontano dalla malavita e dai coltelli.
In più, Lamberti cerca di allontanare il suo senso di colpa, cosi che Carolino rinunci ad autoinfliggersi una punizione.
Allo stesso tempo, il commissario ha modo di continuare la sua ricerca dell’assassino e lo fa “attraverso” il ragazzo.

"I ragazzi del massacro" (1969), Fernando di Leo - Scena dell'omicidio

Con velocissimi cambi di inquadratura – nelle sequenze degli interrogatori – e un breve e secco commento sonoro di archi che stridono, di Leo descrive i suoi personaggi in modo quasi spaventoso.
Tramite i primi piani dei volti, si assiste da subito alla venuta a galla di quella ambiguità e di quella ambigua inquietudine che è un fattore base del film.
Tramite l’insegnamento del neorealismo – una caratteristica su tutte, la scelta di prendere ragazzi di strada non attori professionisti – con I ragazzi del massacro, Fernando di Leo riflette anche sulla morte.
La vicinanza alla morte (violenta oltre che della propria giovane umanità) dei ragazzi è sempre alle porte. Vivono in bilico tra una vita rozza, vuota e l’atto di uccidere.

Con un lungo flashback di Carolino, di Leo mette in immagini questa vicinanza ma non va a concludere la storia, il volto dell’assassino non è ancora mostrato.
Infatti, dopo essere stato accoltellato dal vero assassino della maestra, Carolino rivive nella sua agonia quel momento di quell’atto estremo – un variare di soggettive e macchina a mano durante il massacro, musica insistente che creano un alone di claustrofobia, facendoci “sentire” la nausea del disagio.

Anche se vicini cronologicamente, I ragazzi del massacro è di molto lontano dalla Trilogia del milieu – dove Fernando di Leo contribuisce a portare ad altissimi livelli il noir anni 70 in Italia, un film fra tutti Milano Calibro 9, grandioso).
Lo stile è ancora meno organizzato rispetto ai film successivi ma è solo una questione di pochissimi anni di differenza tra le pellicole.


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