brevi recensioni - cinema

Dogtooth (2009), di Yorgos Lanthimos

Yorgos Lanthimos e “Dogtooth”: la clausura della famiglia greca, lo smarrimento del linguaggio

Da vedere!
4.5/5

In Grecia, una famiglia composta da madre,padre, tre figli di cui due ragazze e un ragazzo, vive la propria intera esistenza dentro una grande villa.
A nessuno dei figli è permesso uscire di casa e nessuno di loro è mai stato messo al corrente che esista qualcosa, un mondo, oltre le siepi che la circondano.
Vengono “avvicinati” al linguaggio, all’uso sistematico delle parole, apprendono rigorosamente dai genitori o da un registratore a cassetta magnetica.
Le due ragazze hanno la pulsione di toccarsi più nel profondo, ricercando quello che per lo spettatore è un rapporto lesbico e incestuoso mentre per le sorelle una semplice AZIONE che si ha voglia di compiere in quel momento.
Il padre è l’unico componente della famiglia che esce dalle mura domestiche, per andare al lavoro o per pagare una ragazza perchè venga, tassativamente bendata sugli occhi, a concedersi con atti sessuali al figlio maschio.

In un microcosmo schiacciato dalla follia, la parola “Mare” significa “una poltrona in cuoio con braccioli di legno come quella che c’è in soggiorno” e va a formare una frase del tipo “Non stare in piedi e siediti sul mare”.
Inoltre, è concesso come fase “finale” il poter lasciare la casa solamente se si ha perso un dente canino.

Dogtooth è un film così tanto grottesco da essere glaciale.
Spinge a palla di cannone tutto l’assurdo che può esserci in situazioni di relazione umana.
Lanthimos conferma che il disumano è alla portata di tutti, sotto la stessa solita luce del sole o della luna, nel prato di un giardino, in un tuffo in piscina.
Il disumano che vive in una bellissima villa, trincerato da una siepe e un recinto e che , in modo folle e inaspettato, basta a sé stesso.
La logica ferrea, dedicata a rendere ogni cosa o priva di significato o, peggio ancora, descritta in modo sibillino con una parola che non le corrisponde, rende tratti del film sconvolgenti.
Il disumano sembra mettere le mani sui vocabolari della vita e del mondo distorcendo o omettendo ogni suo preciso binomio nome=significato.
In questo contesto, si possono ricordare le scene dove un registratore pronuncia parole e di seguito ne restituisce il significato.
Così Escursione è un materiale molto duro usato per fare pavimenti” o “Carabina è un bellissimo uccello bianco”.
Oppure, la figlia “Mamma, cos’è una fica? e la mamma risponde “La fica è una lampada grande”.

Lanthimos gira un film che attraversa il cuore di varie chiavi di lettura.
Non ci sono troppi oggetti che si innalzano a simbolo per una “chiave simbolica” (forse, il richiamo nel vedere simbolicamente Dogtooth avviene proprio nel suo trascorrere di grottesco in grottesco).
L’acqua, tuttavia, ritorna spesso durante il film.
L’acqua della doccia, della vasca da bagno, della piscina.
Ma probabilmente anche l’acqua non è quello che sembra.
Essa cattura a sua volta i figli e non li rende felici.
L’acqua che contiene, incatena (alla famiglia), nonostante la sua proprietà cangiante e di libertà di movimento.

Un altro elemento è proprio il dente canino.
Dopo la naturale caduta dei denti da latte, in giovanissima età, tra cui anche un canino, c’è la sostituzione definitiva dei denti.
Di per sé la perdita naturale di tale dente è molto difficile se non dopo una contusione o l’autoestirpazione.
In Dogtooth, come fosse un oggetto esterno impiantato dagli stessi genitori per rafforzare la repressione dell’Io.

La possibilità di recuperare la propria libertà sta nel perdere questo dente.

La figlia maggiore proverà ad abbreviare i tempi verso questa libertà.

Solo con violenza, sangue, punizione e autopunizione (qui, anche autoestirpazione) si può tentare di raggiungere un mondo esterno, nella speranza che non abbia gioghi e segregazioni.

Come per Il Sacrificio del cervo sacro, Lanthimos torna a sottoporre in esame una parte della mitologia greca.
In questo caso, il complesso di Edipo e il complesso di Elettra che generano uno stato di senso di colpa (ecco la parte psicologica di Dogtooth).
Esso risale al momento della crescita mentale la quale non riesce però a sintetizzare distinzioni tra mondo interiore e mondo esterno, tra pensiero e realtà.
Nel film, il senso di colpa – che è ben agganciato sul fondo della interiorità dei figli – crea delle conseguenze fisiche da parte del padre: il gioco è senso di colpa, punizione famigliare.
Quando la figlia più grande viene scoperta guardare cassette porno il padre la punisce con la violenza fisica.
Oppure, a seguito di quando il figlio getta oltre il recinto degli oggetti per “vedere” se dall’altra parte succede qualcosa (o c’è qualcosa) avviene una punizione famigliare.
Ogni cosa, parola, azione che non corrisponde agli schemi rigidissimi dettati in quella casa viene represso.
Incredibile la scena in cui il ragazzo uccide un gatto nel giardino, mettendo la madre in agitazione perchè egli sta mostrando le sue vere emozioni.
Il padre ne “approfitta” per spiegare ai figli come il gatto sia l’animale più pericoloso che ci sia.
Dal ritorno dal lavoro, infatti, si taglia a brandelli i pantaloni e si macchia di rosso tempera per fingere una lotta con l’animale.
Chiaro e folle il pretesto per tenere sempre più rinchiusi i figli.

Con Dogtooth, Lanthimos gioca su piani ravvicinati e primi piani.
La camera è ferma, non si muove, l’inquadratura è geometrica.
Anticipa già il suo stile precisissimo messo in mostra sia in The Lobster sia (soprattutto) ne Il sacrificio del cervo sacro.
Come se tendesse ad offrirsi come un personaggio che non si vede ma che invece osserva – ma non modifica – ogni dettaglio. E intanto strabuzzasse gli occhi annichilito da quello a cui sta assistendo.
Con più la macchina da presa è ferma con più Lanthimos spinge, obbliga a guardare cosa può succedere di ancora più disumano.

Dogtooth è del 2009.
Una lettura anche politica-sociale di Dogtooth è possibile (senza andare troppo indietro alla Dittatura dei governi militari anticomunisti che rovesciarono un governo eletto democraticamente)
In quell’anno la Grecia passava un momento delicatissimo al suo interno e nei rapporti con il governo centrale europeo.
In particolare, Il declassamento del debito pubblico greco a junk bond che nell’aprile 2010 ha creato molti allarmi nei mercati finanziari.
Il legame famigliare che diviene mostruoso può essere visto come una metafora dei Colonnelli e di ogni tipo di assoluta rigidità e divieti imposti durante le dittature.
Infine, perchè non un attacco fulminante alla funzione della famiglia in ambito alto borghese – come si presenta la famiglia in scena – impossessata di una forma di sadismo e reclusione, abolendo i sogni di libertà dei propri figli?

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