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In between dying (TSFF 32)-al primo soffio di vento 2

Al primo soffio di vento 
(il supplemento on line)

Pubblicazione 2
data: sabato 20/3/2021
(uscita anticipata)

Sottosezione tematica:
DIARIO DI VIAGGI
Trieste

Articolo

Diario di viaggi
Trieste

 

TSFF 32
Trieste Film Festival 2021
Sezione EVENTI SPECIALI

In between dying
SƏPƏLƏNMİŞ ÖLÜMLƏR ARASINDA
Un film di Hilal Baydarov

Azerbaigian – Messico – USA
2020, HD, col., 88’

Giudizio   + + + +
(4 + su 5)

 

 

In between dying è un film ultra-misterioso, ultra-riflessivo, metafisico.
Un film da non perdere, assimila la lezione di Bela Tarr, maestro di Hilal Baydarov.
Hilal Baydarov partecipa al Trieste Film Festival nella sezione EVENTI SPECIALI.

Davud compie un viaggio che dura un giorno.
Alla mattina esce di casa, lascia la madre malata, inizia un cammino a bordo del suo scooter.
Dopo aver uscciso un malvivente, un gruppo di tre loschi personaggi si mette a seguirlo.
Essi scoprono le azioni di Davud.
Egli riesce con la sua presenza a porre fine ai dolori delle persone che man mano incontra.
Ma per creare questa felicità dovrà morire una persona inserita drammaticamente nella vita dei personaggi che incontra.

Girato in esterni – salvo la partenza e il ritorno del viaggio -, Hilal Baydarov mette in risalto la profonda povertà del paese in cui si muove Davud.
Allievo di Bela Tarr da cui apprende i lenti piani sequenza, il campo largo e larghissimo, l’impenetrabilità di quello che sta raccontando.
Campi larghissimi mostrano serpentine di cemento, in un Azerbaigian povero, muto, solitario.
Poi alcuni piani sequenza a risaltare il pantano della terra umida, le foglie marroni a formare un manto autunnale.

In between dying è uno spiazzante road movie.
Un viaggio a metà, tra l’interiore e il fisico, tra la coscienza e la fisiologia.
Davud compie una iniziazione nella zona della vita e nella zona della morte.
Hilal Baydarov pone degli intermezzi tra una vicenda-incontro e un’altra.
In queste sequenza si vedono Davud e una donna vestita di nero con il volto coperto, in un bosco dove si muove incerto un cavallo bianco.

Un film di fine autunno, si domanda con profonde parole il senso delle esistenze nel mondo.
Riflessioni sul senso del tempo, sulla sua direzione, su come esso ponga la vita a situazioni di dolore e di amore, di presente incompreso e di passato oscuro.
A primissimo impatto, Hilal Baydarov crea una vicenda a loop forzando la mano sull’ermetismo della trama e delle azioni.
A una visione più attenta, invece, emerge una notevole bellezza formale, un’estetica che gioca su pochi elementi ma di progressivo impatto.
C’è qualcosa di primitivo e importante tra i villaggi che Davud vede; la messa in scena crepuscolare e monotona riesce a raccontare sempre qualcosa di diverso.
Passaggi misteriosi in zone di un Azerbaigian plumbeo, come ancora scosso dal Pogrom di Baku.
La nebbia fitta, a volte, risplende di bianco.

Regia : Hilal Baydarov
Sezione: Eventi speciali
Azerbaigian – Messico – USA
2020, col., 88’

Trieste Film Festival (TSFF) Il principale appuntamento italiano con il cinema dell'Europa centro-orientale

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