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“Images”, film di Robert Altman

RECENSIONE –  Il film di Robert Altman “Images”

Con una grande interpretazione di Susanna York, Il film di Robert “Altman Images” resta un’opera complessa e bellissima.


– Il thriller “sperimentale”

Il film di Robert Altman “Images” inizia con Chatryn che soffre di una crisi nervosa.
Il disturbo passa, inesorabile e acuto, attraverso i fili dei vari telefoni che sono nella casa in cui vive.
Dai telefoni escono voci, quelle del marito Bob ma anche quelle di una donna sconosciuta e di una amica invisibile che parla incessantemente.
E intanto anche la voce – fuori campo – della donna che narra una favola, in realtà un libro su cui Chatryn starebbe lavorando.

Per cercare di migliorare la situazione, lei e il marito Bob decidono di trasferirsi qualche giorno nella casa in collina.
Ma le allucinazioni prendono ancor più il sopravvento.
Chatryn comincia a “sostituire” la presenza del marito con la visione di un vecchio amante francese, Renè.
Con Renè avvengono dialoghi, sorrisi, litigi e avvicinamenti fisici. Un passato che sfonda direttamente le porte della mente di Chatryn e che vive assieme ad essa.
Con l’arrivo nella casa di Marcel e la figlia  Susanna, amici dei coniugi, la situazione si annoda in modo vertiginoso.
Marcel – che è sia presenza fisica ma anche presenza psichica propria di Chatryn – non ha che intenzioni sessuali verso la donna ma viene respinto.
In realtà, Altman rafforza in modo crescente il concetto di “doppio”, di “vero” e “immaginario”, di “fisico” e di “psichico”.
Quindi, non si capirà mai se Chatryn e Marcel abbiano o meno consumato un rapporto sessuale, alternando agli occhi della donna tre persone differenti: Bob, Marcel e Renè.
La quarta è lei stessa che si vede sdraiata nuda sul letto.
L’unico rapporto “puro” che Chatryn pare avere è con la ragazzina Susanna con la quale gioca a comporre un puzzle e fa passeggiate tra i boschi.

– Gli oggetti e la musica

La malattia mentale di Chatryn riflette attraverso le inquadrature di macchine fotografiche, specchi e soprattutto ciondoli di cristallo.
Il tutto a manifestare una realtà che non appoggia su nessun suolo e si muove come a caso o per inerzia – i ciondoli – ; le macchine fotografiche a rappresentare un passato e un presente che si mescolano; gli specchi a riflettere immagini di sé stessi, a far sì di vedersi “da fuori sé stessi”.
La musica colora il disturbo della donna con dissonanze, suoni di oggetti riverberati, di tamburi, di flauti di pan e stridii e pizzicati di violini.

– Uccidere i fantasmi

Nel pieno della sua schizofrenia, Chatryn cerca di compiere un gesto di liberazione uccidendo i suoi fantasmi.
Per primo, viene ucciso Renè con un colpo di fucile che nella sua potenza distrugge allo stesso tempo la macchina fotografica del marito così da cancellare la parte di passato di cui la protagonista soffre.
Impugnando delle forbici, uccide anche Marcel, eliminando una parte ingombrante del suo presente e della sua carica sessuale.
Infine, tenta di uccidere se stessa.
Lungo una strada sterrata, Chatryn incontra se stessa.
E in un gesto disperato la investe con l’auto, dove inizia l’incredibile scena della caduta dal burrone del cadavere.
Ma la realtà – il finale che Altman gira è davvero impressionante – è un’altra.

A un primo sguardo immediato, Il film di Robert Altman “Images”  appare come una pellicola di matrice sperimentale, figlio perfettamente adatto agli anni ’70.
Aiutata da una narrazione da film “thriller”.
Esposto a una modalità teatrale della messinscena, con attori che entrano ed escono all’improvviso.
Sperimentale nelle inquadrature soprattutto degli oggetti, dei dettagli anche più piccoli, delle voci – e dei suoi contenuti – fuori campo.
Sperimentale nella musica di John Williams, una colonna sonora imponente che rappresenta a tutti gli effetti  un attore aggiunto.
Ma con “Images”, Robert Altman dirige un film impressionante e angoscioso.
Un diario sulla deformazione della mente e della coscienza.
Una sorta di trattato sulla schizofrenia, dove il gioco del puzzle prende il posto della “scissione della mente”, dove le allucinazioni visive sono come gli specchi, dove il tema del “doppio” e ancora dello “sdoppiamento” è reso in modo profondo e inquitante.

 

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